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settembre 12, 2019 - Camera di Commercio di Verona

Export di Verona a 5,8 miliardi, in crescita del 3,9%

Vola l'agroalimentare, in calo marmo, ortofrutta, calzature e mobili.

Verona, 11 settembre 2019. Export, #Verona cresce del 3,9% su base annuale nel primo semestre, arrivando a 5,8 miliardi di euro, più della media veneta del 1,8% e di quella italiana del 2,7%. Continua la crescita a due cifra del tessile abbigliamento, seguita da una robusta ripresa dell'agroalimentare, a parte l'ortofrutta che continua a perdere competitività. In calo importante sono anche marmo, calzature e mobili, mentre meccanica e termomeccanica rimangono al palo.

"Il modesto calo della meccanica non preoccupa – afferma #giusepperiello, Presidente della #cameradicommerciodiVerona - poiché il comparto si rivolge prevalentemente ai mercati europei, nei confronti dei quali abbiamo recuperato le posizioni perse nei mesi precedenti. I primi sei mercati di destinazioni, Stati Uniti Inclusi, sono tutti in forte crescita e quotano il 50% del totale delle esportazioni scaligere. Diversa è la situazione dell'ortofrutta che registra da ormai due anni un continuo ridimensionamento del valore esportato. E' in atto un pesante ridimensionamento dovuto a più fattori: la guerra dei dazi con la Russia è stato solo l'inizio di un periodo nero funestato da un calo dei prezzi al consumo e quindi anche all'export, dalla sempre maggiore concorrenza straniera e dalle malattie e invasioni di insetti pesantemente nocivi per le coltivazioni. E' poi probabilmente necessaria una revisione dei mercati di sbocco, quelli tradizionali europei sono ormai controllati dai paesi dell'Est Europa".

Il marmo perde un 3,2% rispetto al I semestre 2018, ma questo dato si aggiunge alla perdita del 10% realizzata lo scorso anno.

"Un andamento a macchia di leopardo dell'export, riflette Riello -  sia analizzando i settori principali che i primi 20 mercati di destinazione, riflette una congiuntura economica e politica incerta e caotica. In Regno Unito i prodotti veronesi volano, ma sappiamo tutti che si tratta di un accumulo di scorte in vista della Brexit. La guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina penalizza le piccole imprese. Anche la Russia sta divenendo paese per pochi, o per altri".